1×05: Dragoni e Dongioni Indipendenti

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Sapevate che esistono GdR anche nel panorama indipendente dei videogiochi? E per di più sviluppati da italiani? No? Scopritelo insieme al Dungeon Master Peppe Saso che accompagnato in quest’avventura dall’hobbit sardo (emigrato nelle lande del cioccolato e del formaggio con i buchi) Stefano Biggio ha evocato per voi gli artefici dietro Doom & Destiny Francesco “Benjamin Ficus” Ficarelli e Matteo Nicolotti, co-fondatori di HeartBit Interactive.

Intermezzo musicale: Map Theme (Doom And Destiny)

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L’Antro di Chora filo diretto con i messaggi degli ascoltatori

Level Up! Segreti ed easter egg di Doom & Destiny raccontati dagli sviluppatori del gioco!

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6 Commenti

  1. puntata estremamente interessante,l’argomento dei giochi di ruolo indipendenti è spesso totalmente trascurato,ma in realtà produce moltissimi titoli ogni anno,e molti sono veramente interessanti.Ho scoperto Doom & Destiny non molto tempo addietro grazie ad un’articolo su the games machine e mi ha subito conquistato con il suo stile retrò e la sua capacità di prendere in giro i tipici luoghi comuni del genere,tra l’altro avevo già giocato (sempre su Xbox360)gli altri due titoli che avete citato,breath of death VII e cthuhlu saves the world e credo sarebbe molto interessante parlarne in futuro,o anche parlare in generale dei tanti RPG indipendenti o semi-tali come Zenonia,Illusia,half-minute hero etc..comunque è bello poter ascoltare delle esperienze dirette su come funziona il mondo dello sviluppo “indie” perchè ancora oggi è molto difficile capire come si attivino d’avvero certi meccanismi senza vederli dall’interno.

    • Grazie! Aggiungerei anche i titoli mobile della Kemco (ad esempio la loro serie Alphadia) che mi sono dimenticato di citare in puntata e vorrei trattare in un prossimo futuro… 😉

      • assolutamente!il mercato mobile in giappone ha raggiunto proporzioni impressionanti e molte case storiche hanno creato prodotti validi,purtroppo molte delle cose più interessanti o sono uscite solo in giappone (come drakengard mobile) o non sono state tradotte in inglese (come il nuovo wizardry)e più di una volta mi sono imbattuto in titoli solo parzialmente tradotti in inglese su Ios..ma c’è certamente materiale in abbondanza!

  2. so di tornare sull’argomento dei GDR indipendenti dopo parecchio tempo,ma ho da poco scoperto su Desura un gioco chiamato “Generic Heroes”,incentrato su una coppia di eroi (il tipico paladino e la tipica “spalla”)la cui vita viene stravolta nel momento in cui l’eroe si convince di essere il protagonista di un videogame…e non una fatto bene,uno generico,con le grotte generiche,i ragni giganti generici e le generiche immense quantità di forzieri sparse in ogni angolo e lasciati lì da non si sa bene chi…dopo un pò che giocavo ho iniziato a pensare a quanti luoghi comuni e stereotipi si trovino ancora oggi nei GDR moderni e quanti retrogiochi moderni(non saprei bene come definirli) finiscano semplicemente per scopiazzare i classici del passato sperando che gli utenti siano accecati dalla nostalgia dei classici a 16-bit,finendo per creare una lunga schiera di titoli “generici” con storie e personaggi che sanno di già visto…ma a ben vedere potrebbe essere più un problema generale che uno legato ai soli GDR,un titolo recente come Shovel Knight,per quanto tecnicamente molto ben fatto,non è altro che un’insieme di meccaniche e parti di vecchi giochi per NES,dai boss da affrontare alla fine di stage tematici nell’ordine che preferisci(megaman),alle città di Zelda II(hanno persino inserito il glitch grafico che si verificava in Zelda II quando due abitanti si sovrapponevano!)fino a pezzi di livelli interamente presi da Castlevania(e per rendere ancora più chiara la cosa ci sono anche i famosi wall turkey)…
    Spesso mi chiedo quale sia il limite tra citazioni e plagio…i fin dei conti una cosa è inserire una serie di easter egg e citazioni basate su classici 8/16 bit,un’altra è basare tutto il titolo sul fatto che somiglia e si gioca come un gioco a 8/16 bit…ci sono un ottimo numero di piccoli GDR indipendenti fatti da persone veramente appassionate rintracciabili tra i vari store online,ma inizio a credere che i titoli “generici” siano molti di più,e la cosa non è un bene per un genere che già normalmente e un pò restio al cambiamento…
    o forse sono in una fase di overthinking indotta da un piccolo e per il momento interessante gioco indie…a volte l’inserire anche solo un’idea insolita nel gameplay o nella trama può rendere molto più memorabile un gioco…

    • Interessante, spesso il citazionismo e l’utilizzo di grafica retrò sopperisce sì ad una certa mancanza di mezzi. E in un genere videoludico da sempre percepito conservatore ciò non aiuta affatto. A me basta che quantomeno anche una sola idea interessante sia ben implementata per dare risalto e lustro al titolo indie.

  3. La cosa che più mi infastidisce in questo genere di “sfruttamento della nostalgia” e che tende a eliminare uno dei più interessanti fattori che erano emersi nei primi titoli a qualificarsi come indie all’inizio di questa generazione,ciò l’utilizzo di una narrativa post-moderna (non nel senso architettonico del termine…ecco un’esempio di cosa si intende con narrativa post-moderna https://www.youtube.com/watch?v=YanhEVEgkYI )
    In pratica erano giochi in grado di riassumere tutti gli stilemi classici del genere (sia come meccanismi ludici che narrativi) e riordinarli in un contesto “meta” dove vengono modificati,ridicolizzati e in fine stravolti gli elementi che il giocatore si aspetta di trovare in modo da sorprenderlo e dargli un senso di “nuovo” anche in un contesto che spesso finisce per abbattere la quarta parete (ottimi esempi sono il quarto finale di Nier,cthulhu save the world e un bel pezzo di metal gear solid 2),all’interno di questi contesti il ricorrere a elementi tipici del passato era un’elemento che facilitava l’immersione del giocatore e amplificava l’effetto sorpresa quando arrivava l’elemento estraneo e nuovo (per esempio il finale di Braid)
    In effetti tutto questo entra perfettamente nell’idea che basta anche solo un’elemento veramente interessante a un gioco indie per essere interessante…però mi chiedo,se un gioco sembra un mix tra megaman e castlevania,per tutta la sua durata rimane un mix megaman e castlevania senza aggiungere niente alla formula e senza stravolgere niente,non dovrebbe risultare molto meno interessante degli originali (che quanto meno hanno un valore storico)?ma soprattutto,è una mia impressione o la stampa specializzata(bè in realtà più che altro i siti,di stampa è rimasto veramente poco)tendono a dare a prescindere voti alti a qualunque cosa in pixel perché va di moda e finiscono per non analizzare per niente tutto quello che c’è nel gioco eccetto lo stile grafico?

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